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Necrologio della “Biblioteca Italiana”

“Bibl. Ital.” t. 86, fasc. CCLVII (maggio), Milano, 1837 (pubbl. il 20 luglio); p. 293 s.

 

 

Giacomo Leopardi.

 

 

II conte Giacomo Leopardi di Recanati finì di vivere il giorno 14 dello scorso giugno in Napoli ove dimorava da qualche tempo. Si è spento con lui uno de’ più potenti e più colti ingegni dell’eta nostra, e l’Italia ha perduto tutto insieme un prosatore, un poeta, un erudito di sommo valore. Visse poco più di quarant’anni, dei quali non pochi gli consumò la salute gracile sin dalla nascita e divenutagli poi infermissima quando agli altri comunemente fiorisce la giovinezza: tanto che già fino dall’anno 1830 avea preso commiato dalle lettere e dagli studj con quelle dolorose parole: Ho perduto tutto; sono un tronco che sente e pena [1]. A chiunque pertanto non abbia avuta occasione di conoscere da vicino quanto fossero sopra l’ordinaria misura la prontezza e la perspicacia di quell’ingegno sarà mirabile e quasi incredibile che il conte Leopardi oltre all’essere annoverato in Italia fra i pochi eccellenti scrittori di verso e di prosa, fosse fornito di tanta dottrina, che non di rado il cercavano de’ suoi consigli sommi filologi inglesi e tedeschi. A noi pare che dell’immaturo suo fine possano consolarsi in parte gli amici ricordandosi le parole con cui pubblicamente si dolse dell’infermità di nervi e di viscere che privandolo della sua vita non gli dava speranza della morte [2]; ma l’Italia dovra lungamente dolersi che un tanto ingegno sia stato poco meno che indarno.

A.[3]

 

 

1 – Canti del Conte Giacomo Leopardi. Firenze, presso Guglielmo Piatti, 1831, p. 7, all’interno della dedicatoria Agli amici suoi di Toscana.

2 – Ibid., p. 6.

3 – Vien identificato con Francesco Ambrosoli (Como 1797-Milano 1868): «principale compilatore della Biblioteca Italiana. […]. È uomo abbastanza dotto, e di molto ingegno e buon gusto» (lettera di L. al De Sinner, Firenze 31 Luglio 1832).

 

 

© 19-02/2010—> 28.05.2011