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Jacobi Leopardi

Recanatensis comitis vita.

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Giacomo Leopardi nacque a Recanati il 29 giugno 1798, primogenito del conte Monaldo e della marchesa Adelaide Antici.

   Se la madre dimostrò sempre verso i figli scarso trasporto, il padre, reazionario in politica, a suo modo affettuoso, era colto e amante dei libri, e fu lui, con l'aiuto di precettori ecclesiastici, a iniziare il figlio agli studi, secondandone l'ingegno vivace e immaginoso. Ben presto Giacomo non ebbe più bisogno di istruttori: l'ambiente familiare freddo ed immobile, la mancanza di stimoli in un contesto culturale e sociale quale era quello di Recanati, paese arretrato e chiuso alle novità, lo spinsero ad isolarsi sempre più tra i libri della ricca biblioteca paterna. In "sette anni di studio matto e disperatissimo", attraverso una smisurata e disordinata serie di letture, divenne un erudito ed un filologo di eccelso livello, esperto in lingue moderne e classiche, ebraico compreso.

   Preannunciati dalle sue traduzioni, cominciavano anche i primi esperimenti poetici originali, ma anche, disgraziato corollario di questa instancabile attività, l'acuirsi di quei mali che l'avrebbero accompagnato tutta la vita: alla avanzata deformazione della colonna vertebrale si aggiunse una grave «debolezza de' nervi oculari», che lo privò per molto tempo, a più riprese, della consolazione della lettura.

   Fu questo forzato isolamento, esasperandone il già latente pessimismo, che lo spinse nel '19 - anno dei primi Idilli e de L'infinito - a tentare la fuga: scoperto dal padre, fu costretto a rimanere nel grigiore di quell'ambiente chiuso e retrivo, fino al novembre del '22, quando finalmente gli fu permesso di soggiornare per qualche tempo a Roma. Ma fu una delusione: solo la tomba dell'amato Tasso ne suscitò la commozione.

   Nel '25 poteva lasciare nuovamente Recanati, grazie al lavoro commissionatogli dall'editore milanese Stella. Ma le condizioni di salute lo costrinsero a vagare fra Milano, Bologna, Firenze e Pisa. Sono gli anni della pubblicazione delle Operette morali. Nel novembre del '28 tornò al «natio borgo selvaggio». Qui, nel '29-30, comporrà alcune delle sue liriche più famose, fra cui Le Ricordanze e il Canto Notturno.

   Nel maggio del '30 lascia Recanati per Firenze, dove, nel '31, darà alle stampe la prima edizione dei Canti, e dove soggiornerà, col Ranieri, fino al '33. Ma intanto il suo stato di salute peggiorava, amareggiato anche da delusioni sentimentali (mirabilmente espresse nel ciclo "dedicato" ad Aspasia), per cui nell'ottobre di quell'anno si trasferì con l'amico a Napoli, ove pubblicherà, nel '35, la seconda edizione dei Canti. L'anno dopo scrive quello che possiamo quasi considerare il suo testamento spirituale, La Ginestra.

   E a Napoli muore, di idropisia, il 14 giugno 1837. Venne sepolto nella chiesetta di San Vitale sulla via di Pozzuoli. Di lì, nel 1939, i suoi resti sono stati traslati a Mergellina, presso la cosiddetta «tomba di Virgilio».

 

 

[Edito dal fuit quondam www.fabula.it (1998-2002 per questa presenza). Il trucco stava nella sintesi, a fronte delle logorree dell’analisi. Se vi sia riuscito, o meno, non sta a me dirlo.]

 

© 15-01-1998