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Antonio Ranieri

 

Santo, imbecille, ipocrita, amante, megalomane, brillante, opportunista, patriota, falso, affascinante, maniaco, pedante, permaloso, irascibile, suscettibile, geloso, sospettoso, e chi più n’ha ne metta, chi era veramente il sodale di Giacomo Leopardi?

 

Opere

 

[Notizia della morte del] Conte Giacomo Leopardi. —> PDF

Necrologio apparso su «Il Progresso», vol. XVII, anno VI, Napoli, 1837. – Dettagliato commento e bibliografia essenziale.

 

Notizia intorno agli scritti, alla vita ed ai costumi di Giacomo Leopardi—> PDF

La Notizia lemonnieriana 1845, con apparato critico delle divergenze tra le varie edizioni Le Monnier, l’edizione guigoniana delle Opere ranieriane (1864) e il testo riportato nel Sodalizio (1880).

 

Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi. —> PDF (richiede Acrobat Reader 9)

Testo critico, attento agli aspetti filologici. secondo l’edizione napoletana del 1880 (edizione Giannini). Già pubblicata su: www.classicitaliani.it, la presente edizione è stata aggiornata e corretta.

 

LettereIn fieri, per ora ben poche.

 

In rete

 

Ginevra o l’orfana della Nunziata —> Pagina su LiberLiber [05-02/2010]; altre opere di Antonio Ranieri su «Google libri»: Frate Rocco, Della storia d’Italia dal quinto al nono secolo, ecc. mentre nei soliti canali di ricerca possono trovarsi parecchi articoli sui rapporti del Ranieri con Leopardi, con l’avvertenza di diffidare, fatte le dovute eccezioni, delle frequenti assurdità marcate html, di evitare i blog come il colera, e preferire, quando possibile, gli articoli in formato pdf. Segnalo comunque, un paio di link decentemente documentati, anche se in disaccordo con le loro impostazioni e conclusioni:

 

• Raffaele Raimondo - Giacomo Leopardi e la "Questione leopardiana" ecc.

 

• Storia gay - Giacomo Leopardi

 

Non è nelle intenzioni di chi scrive una compiuta biografia di Antonio Ranieri Tenti, e dei suoi rapporti col poeta di Recanati. Per un primo inquadramento basta e avanza Wikipedìa, mentre chi volesse saperne di più, può rifarsi al libro del Chieco o a quello famoso di Marc Monnier, o a quello famigerato del Ridella, et cetera: tutto, o quasi, reperibile fra gli elettroni internettiani. Chi scrive si limita a un suggerimento: evitare le farneticazioni; in rete ritratto di Antonio Ranieric’è un sacco di gente che traveste le proprie idiosincrasie con nomi illustri, credendo di acquisirne nobiltà.

Non solo in rete, a dire il vero: si pensi a qualche acuto critico saggista scrittore che s’è baloccato nel dar dell’imbecille a un personaggio forse discutibile, forse vanaglorioso, forse anche millantatore, per per aver trascurato di elargirci qualche frase ad effetto del sodale. Pure, quel sodale, egli lo amava, lo ha aiutato, assistito; l’ha “financo” seppellito (e qui fa d’uopo aggiunger forse non a San Vitale, ma, ove non vi fosse riuscito, nessuno mi persuaderà mai ch’egli non fosse il primo a dolersene). Certo il nostro gustoso critico è capace di fini e acute citazioni cinematografiche, anche se, “a voler dir lo vero”, non tutte giuste e performanti; dimenticando proprio la più appropriata (Lo scopone scientifico, Italia, 1972, cui Gene Tierney e Piccole volpi fanno solo il solletico: nessuno ricorda la scena finale in cui i figlioletti dei due disgraziati giocatori regalano a Bette Davis un delizioso presente che somiglia molto ai confetti di Sulmona, ovvero una torta alla stricnina?). In effetti, con il buon spirito egotico che si ritrova, da valente scrittore di successo (bravo lo è, e si legge volentieri), mal si sarebbe adattato a fare, per un altro essere umano, quello che Ranieri ha fatto: « il più gran sacrifizio che (salvo una morte scenica, dove questa potesse elevarsi a tanto onore) due mortali possano fare per un altro». Retorica a parte, avrei voluto vederlo, il nostro critico proud, a far da «suora del clistere» al caro Giacomo. Altro che detti memorabili!

Con tutto ciò, bisogna riconoscerlo, il buon Antonio veramente non doveva essere un faro d’intelligenza: glie l’aveva detto anche la Fanny (Aspasia?), che quel gobbetto, valetudinario cronico, era una palla al piede. E Ranieri se n’era probabilmente risentito, cercando di mettere a fuoco: «più d’uno spassionato amico mi aveva posto in considerazione la gravità del sottentrare alle sorti d’un infermo cronico, manifestamente incurabile, e, come porta la natura stessa del male, infesto e crudele, per ingenito, contro a chi più lo assiste e l’adora. Ed un baleno di sinistra luce mi solcò, non una volta, la commossa fantasia». Baleno terribilmente autentico, che andrebbe meditato più di quanto non si sia fatto. Sta di fatto che dei puri di cuore è il Regno dei Cieli, ove troveremo o non troveremo Ranieri Tenti e la sorella di carità; di certo non vi troveremo il critico saggista di cui sopra.

Quanto infine a certe maliziose interpretazioni, di destra e di sinistra, quanto a tanta «fantapsicologia», tanto à la page in rete, non ho che da lasciar la parola, per chi abbia orecchie che intendano, al grande Renato Minore, che ci ha richiamati tutti, etero ed omosessuali, al senso della misura: «L’enigma è proprio nell’incastro dei due destini che danno luogo al sodalizio. Perché Giacomo aveva proprio bisogno di Ranieri? Perché il caso (o quella minima progettualità con cui è possibile guidarlo) gli mise al momento giusto accanto quel giovane bello e fatuo. Tutto qui? Sì, proprio tutto qui. E qui fermiamo le nostre fantasie. Non è che mettendo a letto Giacomo e il suo Tonino (e davvero non ci sono prove) capiremmo di più. Aggiungeremmo una inutile e pruriginosa fantasia, a qualcosa che resta terribilmente enigmatico e refrattario rispetto a spiegazioni “superficiali”».

Che poi vi siano allegri spiriti, come tal Grillini Franco, che ci viene a deliziare con le notorie e maliziose «frequentazioni» del Leopardi in quel di Macerata, a caccia di maschietti, in un presunto sferisterio che parrebbe di là da venire… è un tacito invito a evitar di dar l’assenso e il voto al dilettantismo, all’incompetenza, allo spirito di fazione, etero o gay che sia. Ed è purtroppo uno dei soliti regali a certi cavalier Silvio, cui le simpatie di un vero leopardiano doc certo non andavano né vanno, ma che almeno le balle sapeva – Dio non voglia lo sappia ancora — venderle.

 

 

Il ritratto di Antonio Ranieri è stato scansionato, se ricordo bene, dieci anni or sono, su Michele Saponaro, Leopardi, Milano, Mondadori, 1957 (prima ed. 1941), p. 240. nel rispetto delle vigenti leggi sui diritti di autore. Qualora qualcuno non sia d’accordo sulla mia interpretazione delle stesse, è pregato di darne sollecita comunicazione: il mio indirizzo email è nella home page. Meglio, se qualcuno sapesse qualcosa su quel Piero (ho letto bene?) che sembra firmare il ritratto, è cortesemente e calorosamente pregato di darmene notizia.

 

 

© 08.02.2010—> 19.01.2016