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Ille mi par esse deo videtur

 

a Patrizia Paloschi

 

Carlo Del Grande ha definito il frammento 31 Lobel Page (= 2 Diehl) «il brano più famoso della poesia europea». E se ci togliamo per un attimo da quella nostra maledetta prospettiva che fa dell’attualità l’unico centro degno d’interesse, davvero non sapremmo dargli torto, date le innumeri traduzioni, imitazioni e rifacimenti: Teocrito, Orazio, ovviamente Catullo, Lucrezio, Shelley, Chénier, Foscolo, Pascoli, Valgimigli, Quasimodo: «tanto per fare qualche nome», ci ammonisce lo stesso Grande.

Un fascino secolare cui è impossibile sottrarsi. E mi sovvengono alla mente le riflessioni sulla gloria, messe in bocca al Parini – per inciso, un altro da aggiungere alla lista – nella celebre operetta leopardiana: veramente a quest’ode si aggiunge «la fama di ventisette secoli». Nella fattispecie Giacomo si riferiva all’Iliade, ma certo aveva meditato a lungo sulla lirica di Saffo. Non a caso ne cita due versi nello Zibaldone (1) quasi a preambolo epigrafico di una lunga riflessione sulla bellezza e sui suoi effetti in chi la contempla.

A me non resta quindi che accodarmi, umilmente, a cotanto senno, e presentare alcuni momenti della sua storia attraverso i secoli.

 

1 - Zib., 3443 ss.: da annotare perché sotto la voce “Saffo”, nel pur accurato indice analitico dell’ed. Sansoni, a cura di Binni e Ghidetti, il passo è stato erroneamente posizionato a p. 3441; ed è luogo importante non solo a chiarire alcuni rarefatti motivi di certe liriche dei Canti (per es. in XVIII, XXIX, XXXI, e, per antitesi, nel Dialogo di T. Tasso e del suo Genio familiare), ma anche a documentare che il rigore filologico non impediva a Giacomo di interpretare i classici con una certa dose di personale e moderna spregiudicatezza, che comunque reca sempre le tracce di una profonda meditazione. Il cui risultato, forse più che in ogni altro poeta, raggiunge spesso sintesi fra pensiero e poesia di potente e inquieta originalità, tali da costituire una delle precipue ragioni del fascino del Nostro.

 

© 08-09/1998—> 06-09-2000 —> 27.09.2010